Nel 2025 il vino italiano parlerà alle dogane con un “linguaggio” diverso: l’UE ha aggiornato ancora una volta la Nomenclatura Combinata e la TARIC, modificando l’allegato I del Reg. CEE 2658/87 (da ultimo con il Reg. UE 2024/2522).
Tradotto: i codici doganali che usi da anni per vini fermi, spumanti, sfusi, mosti e derivati potrebbero non essere più quelli giusti. E se il codice è sbagliato, il rischio è concreto: dazi ricalcolati, blocchi in dogana, contestazioni negli audit successivi.
La nuova regola applicabile è semplice ma impegnativa: ogni spedizione deve essere classificata con i codici NC/TARIC aggiornati 2024/2025, così come risultano dall’ultima versione dell’allegato I al Reg. 2658/87. Non è un adempimento formale: quei numeri incidono su dazi, controlli, statistiche e persino su alcuni adempimenti sanitari collegati allo “sportello unico” doganale UE.
Per cantine, consorzi e trader questo significa tre cose operative:
- Verificarecon doganalista/spedizioniere se i codici NC usati in fattura e nelle dichiarazioni sono ancora allineati all’allegato I aggiornato.
- Aggiornaregestionali, listini export e contratti esteri, inserendo il codice corretto accanto alla descrizione commerciale di ciascun vino.
- Controllare la coerenzatra classificazione, etichetta e schede tecniche: quello che “dichiari” in bottiglia deve corrispondere a ciò che dichiari in dogana.
Come state gestendo in cantina o nel vostro consorzio l’aggiornamento dei codici doganali per il 2026? Avete già fatto un check completo delle vostre classificazioni, o vi affidate al codice “storico”?